giovedì, 15 novembre 2007

Le mie compagne di classe disegnano il loro abito da sposa su un foglio di quaderno nell'ora di supplenza. Ciascuna con il suo, come una foto gia' stampata. Alcune immaginano due o tre varianti d'abito, in diverse tonalita' di bianco. Bianco antico, ghiaccio e avorio. Una matita o una penna qualsiasi, tratti rapidi, pochi minuti. Piccola maestria.

Foto: InternetCominciano dal collo, una visione sottile ed elegante come ad ispirare tutto il resto. Spalle e accenni di ricamo, tessuto morbido e arricciato in maniche libere e lunghissime, corpetti elaborati con linee oblique e giochi di matita, gonne vaporose gonfissime - quasi prepotenti -  e fiori piccoli sui fianchi. Infine il velo. Questo velo infinito che abbraccia un volto senza occhi, ben ovale e stilizzato.

Ricordo di scuola e ricordo di me. Gia' a quei tempi poco sposa. Incapace stilista di un abito da indossare nei piu' piccoli dettagli. Gia' subito distratta a immaginare sfumature diverse di colore. Bianco antico, ghiaccio e avorio.