Le mie compagne di classe disegnano il loro abito da sposa su un foglio di quaderno nell'ora di supplenza. Ciascuna con il suo, come una foto gia' stampata. Alcune immaginano due o tre varianti d'abito, in diverse tonalita' di bianco. Bianco antico, ghiaccio e avorio. Una matita o una penna qualsiasi, tratti rapidi, pochi minuti. Piccola maestria.
Cominciano dal collo, una visione sottile ed elegante come ad ispirare tutto il resto. Spalle e accenni di ricamo, tessuto morbido e arricciato in maniche libere e lunghissime, corpetti elaborati con linee oblique e giochi di matita, gonne vaporose gonfissime - quasi prepotenti - e fiori piccoli sui fianchi. Infine il velo. Questo velo infinito che abbraccia un volto senza occhi, ben ovale e stilizzato.
Ricordo di scuola e ricordo di me. Gia' a quei tempi poco sposa. Incapace stilista di un abito da indossare nei piu' piccoli dettagli. Gia' subito distratta a immaginare sfumature diverse di colore. Bianco antico, ghiaccio e avorio.




